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BILANCIO & CASSA
Ott 2026 5 min di lettura
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"In bilancio" non vuol dire "in cassa"

Un'entrata può esistere nei conti senza essere mai arrivata, e una spesa può essere decisa senza essere pagata: se non distingui le fasi, leggi i numeri sbagliati.

In breve
  • "In bilancio" può significare previsione, diritto o obbligo registrato, oppure denaro mosso: solo l'ultimo è cassa.
  • L'entrata passa da accertamento, riscossione e versamento; la spesa da impegno, liquidazione, ordinazione e pagamento.
  • La contabilità comunale usa la competenza finanziaria: per sapere se i soldi ci sono davvero bisogna guardare anche la cassa.

Seduta di Consiglio, si parla di una spesa. Qualcuno dice: "I soldi ci sono, sono in bilancio". La frase suona rassicurante. Ma "in bilancio" può voler dire tre cose molto diverse, e solo una è denaro che puoi toccare.

Questa tappa serve a distinguerle. È un'idea controintuitiva, e regge tutto il resto.

Tre cose che si chiamano "in bilancio"

Quando una cifra compare nel bilancio, può essere:

  • una previsione: lo stanziamento. È un tetto, non un conto corrente. Dice "fino a qui si può arrivare", non "questi soldi esistono";
  • un diritto o un obbligo registrato: l'entrata accertata, la spesa impegnata. Qualcosa è successo davvero, ma il denaro non si è ancora mosso;
  • un movimento di denaro: l'incasso e il pagamento. Qui i soldi entrano o escono dalla cassa del Comune.

Le prime due righe sono carta. Solo la terza è cassa. Il bilancio le tiene insieme, ed è per questo che confonderle è facile.

L'entrata: dal diritto ai soldi

Il Testo unico degli enti locali (il TUEL, decreto legislativo 267/2000) descrive l'entrata in tre passi, agli articoli 179, 180 e 181.

  1. Accertamento. Il Comune verifica di avere un titolo per incassare, individua chi deve pagare, quantifica la somma e ne fissa la scadenza. Da qui l'entrata è "accertata".
  2. Riscossione. I soldi arrivano materialmente al tesoriere, la banca che gestisce la cassa del Comune.
  3. Versamento. Le somme incassate da chi riscuote per conto del Comune finiscono nella cassa dell'ente.

Tra il primo e il secondo passo può passare del tempo. A volte non passa solo del tempo: il debitore non paga. L'entrata resta accertata, quindi registrata, senza essere mai incassata.

Un'avvertenza: per alcuni tributi, quelli che il contribuente calcola e versa da sé (l'IMU è il caso tipico), l'accertamento segue l'incasso: si registra quanto è stato versato entro la chiusura del rendiconto. Non tutte le entrate funzionano allo stesso modo, quindi la prima domanda riguarda sempre il tipo di entrata.

La spesa: dalla decisione al bonifico

Sul lato spesa i passi sono quattro, agli articoli 183, 184 e 185 del TUEL.

  1. Impegno. C'è un'obbligazione giuridicamente perfezionata: in pratica un vincolo preso con un terzo, di norma sancito da un contratto o da un atto equivalente. Si conosce la somma, si sa a chi spetta, e quella parte dello stanziamento è riservata a questa spesa. I soldi non sono usciti, ma non sono più liberi.
  2. Liquidazione. L'ufficio che ha dato esecuzione alla spesa verifica che il lavoro o la fornitura siano stati fatti come pattuito. Solo allora la somma da pagare è certa.
  3. Ordinazione. Il Comune ordina al tesoriere di pagare, con un documento chiamato mandato di pagamento.
  4. Pagamento. Il tesoriere esegue. Qui i soldi escono dalla cassa.

Impegnare non è pagare. Un impegno può restare tale per mesi, anche per anni nel caso di un'opera.

Un esempio, con un Comune che non esiste

Immagina Valleverde, Comune di fantasia. Le cifre sono tonde e di esempio.

Il Comune concede a un gestore un chiosco nel parco. Il contratto prevede un canone di 20.000 euro, da versare a novembre. Firmato il contratto, l'entrata è accertata: il Comune ha titolo, sa chi deve pagare, quanto e quando. A novembre il gestore è in ritardo. I 20.000 euro stanno nel bilancio e non stanno in cassa.

Nello stesso anno il Comune affida la manutenzione di una scuola: 30.000 euro. Il contratto è firmato, la spesa è impegnata. A fine lavori l'ufficio controlla e liquida. Poi arriva il mandato di pagamento e il tesoriere paga. Se uno solo dei passaggi si ferma, quel denaro è deciso ma non speso.

Chi legge solo "accertati 20.000, impegnati 30.000" vede 20.000 che entrano e 30.000 che escono, e non sa quanto di tutto questo sia denaro vero.

Accertato è un diritto, impegnato è un obbligo: nessuno dei due è denaro finché non c'è un incasso o un pagamento.

Competenza e cassa: due modi di guardare gli stessi conti

Due parole tecniche, in una riga ciascuna.

  • Competenza finanziaria: registra un fatto quando nasce il diritto o l'obbligo (l'accertamento, l'impegno) e lo attribuisce all'anno in cui diventa esigibile, cioè in cui scade davvero.
  • Cassa: due cose collegate, i soldi che si muovono in entrata e in uscita e il saldo che resta sul conto presso il tesoriere.

Il Comune tiene la contabilità con la competenza finanziaria e guarda la cassa a parte. Per questo "in bilancio" e "in cassa" possono divergere. Non è un trucco: è una scelta di sistema, con regole precise.

Le regole stanno nel TUEL e nel decreto legislativo 118/2011, che fissa l'armonizzazione contabile: le regole comuni con cui Regioni ed enti locali tengono i conti.

Un'entrata accertata e non incassata entro la fine dell'anno diventa, di norma, un residuo attivo, e si conserva solo se il credito è esigibile: così l'articolo 189 del TUEL.

La domanda da fare

“Questa entrata è accertata o è già incassata? E questa spesa è solo impegnata o è già stata pagata?”

Termini
Stanziamento Accertamento Riscossione Versamento Impegno di spesa Liquidazione Ordinazione (mandato di pagamento) Tesoriere Competenza finanziaria Cassa TUEL Armonizzazione contabile Esigibilità Obbligazione giuridicamente perfezionata Residuo attivo