"In bilancio" non vuol dire "in cassa"
Un'entrata può esistere nei conti senza essere mai arrivata, e una spesa può essere decisa senza essere pagata: se non distingui le fasi, leggi i numeri sbagliati.
- "In bilancio" può significare previsione, diritto o obbligo registrato, oppure denaro mosso: solo l'ultimo è cassa.
- L'entrata passa da accertamento, riscossione e versamento; la spesa da impegno, liquidazione, ordinazione e pagamento.
- La contabilità comunale usa la competenza finanziaria: per sapere se i soldi ci sono davvero bisogna guardare anche la cassa.
Seduta di Consiglio, si parla di una spesa. Qualcuno dice: "I soldi ci sono, sono in bilancio". La frase suona rassicurante. Ma "in bilancio" può voler dire tre cose molto diverse, e solo una è denaro che puoi toccare.
Questa tappa serve a distinguerle. È un'idea controintuitiva, e regge tutto il resto.
Tre cose che si chiamano "in bilancio"
Quando una cifra compare nel bilancio, può essere:
- una previsione: lo stanziamento. È un tetto, non un conto corrente. Dice "fino a qui si può arrivare", non "questi soldi esistono";
- un diritto o un obbligo registrato: l'entrata accertata, la spesa impegnata. Qualcosa è successo davvero, ma il denaro non si è ancora mosso;
- un movimento di denaro: l'incasso e il pagamento. Qui i soldi entrano o escono dalla cassa del Comune.
Le prime due righe sono carta. Solo la terza è cassa. Il bilancio le tiene insieme, ed è per questo che confonderle è facile.
L'entrata: dal diritto ai soldi
Il Testo unico degli enti locali (il TUEL, decreto legislativo 267/2000) descrive l'entrata in tre passi, agli articoli 179, 180 e 181.
- Accertamento. Il Comune verifica di avere un titolo per incassare, individua chi deve pagare, quantifica la somma e ne fissa la scadenza. Da qui l'entrata è "accertata".
- Riscossione. I soldi arrivano materialmente al tesoriere, la banca che gestisce la cassa del Comune.
- Versamento. Le somme incassate da chi riscuote per conto del Comune finiscono nella cassa dell'ente.
Tra il primo e il secondo passo può passare del tempo. A volte non passa solo del tempo: il debitore non paga. L'entrata resta accertata, quindi registrata, senza essere mai incassata.
Un'avvertenza: per alcuni tributi, quelli che il contribuente calcola e versa da sé (l'IMU è il caso tipico), l'accertamento segue l'incasso: si registra quanto è stato versato entro la chiusura del rendiconto. Non tutte le entrate funzionano allo stesso modo, quindi la prima domanda riguarda sempre il tipo di entrata.
La spesa: dalla decisione al bonifico
Sul lato spesa i passi sono quattro, agli articoli 183, 184 e 185 del TUEL.
- Impegno. C'è un'obbligazione giuridicamente perfezionata: in pratica un vincolo preso con un terzo, di norma sancito da un contratto o da un atto equivalente. Si conosce la somma, si sa a chi spetta, e quella parte dello stanziamento è riservata a questa spesa. I soldi non sono usciti, ma non sono più liberi.
- Liquidazione. L'ufficio che ha dato esecuzione alla spesa verifica che il lavoro o la fornitura siano stati fatti come pattuito. Solo allora la somma da pagare è certa.
- Ordinazione. Il Comune ordina al tesoriere di pagare, con un documento chiamato mandato di pagamento.
- Pagamento. Il tesoriere esegue. Qui i soldi escono dalla cassa.
Impegnare non è pagare. Un impegno può restare tale per mesi, anche per anni nel caso di un'opera.
Un esempio, con un Comune che non esiste
Immagina Valleverde, Comune di fantasia. Le cifre sono tonde e di esempio.
Il Comune concede a un gestore un chiosco nel parco. Il contratto prevede un canone di 20.000 euro, da versare a novembre. Firmato il contratto, l'entrata è accertata: il Comune ha titolo, sa chi deve pagare, quanto e quando. A novembre il gestore è in ritardo. I 20.000 euro stanno nel bilancio e non stanno in cassa.
Nello stesso anno il Comune affida la manutenzione di una scuola: 30.000 euro. Il contratto è firmato, la spesa è impegnata. A fine lavori l'ufficio controlla e liquida. Poi arriva il mandato di pagamento e il tesoriere paga. Se uno solo dei passaggi si ferma, quel denaro è deciso ma non speso.
Chi legge solo "accertati 20.000, impegnati 30.000" vede 20.000 che entrano e 30.000 che escono, e non sa quanto di tutto questo sia denaro vero.
Accertato è un diritto, impegnato è un obbligo: nessuno dei due è denaro finché non c'è un incasso o un pagamento.
Competenza e cassa: due modi di guardare gli stessi conti
Due parole tecniche, in una riga ciascuna.
- Competenza finanziaria: registra un fatto quando nasce il diritto o l'obbligo (l'accertamento, l'impegno) e lo attribuisce all'anno in cui diventa esigibile, cioè in cui scade davvero.
- Cassa: due cose collegate, i soldi che si muovono in entrata e in uscita e il saldo che resta sul conto presso il tesoriere.
Il Comune tiene la contabilità con la competenza finanziaria e guarda la cassa a parte. Per questo "in bilancio" e "in cassa" possono divergere. Non è un trucco: è una scelta di sistema, con regole precise.
Le regole stanno nel TUEL e nel decreto legislativo 118/2011, che fissa l'armonizzazione contabile: le regole comuni con cui Regioni ed enti locali tengono i conti.
Un'entrata accertata e non incassata entro la fine dell'anno diventa, di norma, un residuo attivo, e si conserva solo se il credito è esigibile: così l'articolo 189 del TUEL.
“Questa entrata è accertata o è già incassata? E questa spesa è solo impegnata o è già stata pagata?”