Se il tuo segretario non fa riscuotere le tasse, puoi finire a processo anche tu
La Corte dei Conti sta discutendo se il conto della mancata riscossione dei tributi comunali lo paghi solo chi doveva materialmente incassarli, o anche chi doveva vigilare che accadesse.
Il problema non è più solo del segretario
Per anni la storia è stata semplice: se IMU e TARI non venivano riscosse, il danno erariale ricadeva sul responsabile finanziario o sul segretario comunale. Tu, sindaco o assessore, restavi fuori. Non firmavi accertamenti, non gestivi il ruolo dei tributi, non eri tu il "colpevole tecnico".
Questa separazione netta oggi non è più così scontata. Nel 2026 due sezioni della Corte dei Conti, una territoriale in Liguria, una centrale d'appello, hanno preso posizioni opposte sulla stessa questione: chi risponde quando i tributi locali restano incassati solo sulla carta. Una sezione ha imputato la responsabilità anche a chi aveva poteri di coordinamento e sorveglianza e non li ha esercitati. L'altra ha escluso che quel ruolo comporti automaticamente un obbligo di vigilanza così stringente.
Il contrasto tra sezioni verrà chiarito nei prossimi mesi. Ma per un amministratore locale la domanda politica è già oggi: se la riscossione del tuo comune è ferma da anni, e un giorno la Corte dei Conti guarda chi sapeva e non è intervenuto, dove ti colloca?
Perché il tuo ruolo non è "impermeabile" come pensi
Sindaco e assessori non gestiscono materialmente gli incassi. Ma un amministratore che sa, o dovrebbe sapere per la posizione che ricopre, che la riscossione è bloccata, e non fa nulla, non è più un semplice spettatore.
Gli orientamenti in contrasto ruotano tutti intorno alla stessa domanda: l'inerzia è colpa. Non l'errore tecnico, non la scelta sbagliata in buona fede: l'inerzia. Chi ha il potere di dare un indirizzo, di sollecitare, di chiedere conto, e non lo fa, si espone nella stessa misura di chi doveva agire e non ha agito.
Questo non significa che oggi un sindaco rischi automaticamente un procedimento per ogni euro non riscosso dal suo comune. Significa che il perimetro di chi può essere chiamato a risponderne si sta allargando, e tu non hai alcuna garanzia di restarne fuori solo perché non firmi materialmente un atto di accertamento.
Non ti chiederanno se sapevi fare il funzionario tributi. Ti chiederanno se, sapendo che la riscossione non funzionava, hai fatto qualcosa per cambiarlo.
Cosa cambia (in parte) a tuo favore: la riforma sulla colpa grave
Una legge approvata a inizio 2026 ha ridefinito cosa conta come "colpa grave" ai fini della responsabilità erariale, restringendola a violazioni manifeste di norme, travisamento di fatti o affermazioni in aperto contrasto con gli atti del procedimento, e introducendo due limiti massimi al danno risarcibile da parte di un singolo amministratore o funzionario.
Non è una notizia da leggere come "ora sono al sicuro". È una notizia da leggere come: la soglia per essere considerati colpevoli si è alzata, ma il perimetro di chi può essere chiamato in causa resta, come dimostra il contrasto tra le due sezioni, ancora in movimento. Le due dinamiche vanno lette insieme, non l'una al posto dell'altra.
Cosa fare da subito, senza aspettare che la Corte dei Conti si esprima
Tre mosse che non richiedono competenze tecniche, solo la volontà di lasciare traccia:
Metti per iscritto un atto di indirizzo sulla riscossione. Non serve un piano dettagliato: basta una delibera o una direttiva che chieda formalmente lo stato dell'arte, le criticità, i tempi. È la prova che hai esercitato il tuo ruolo politico, non che hai fatto il tecnico al posto di qualcun altro.
Sollecita per iscritto, non a voce. Se sai, anche solo per voci di corridoio, che la riscossione è ferma, una mail o una nota formale al responsabile competente vale più di dieci conversazioni informali. In caso di procedimento, conta quello che è scritto.
Chiedi un rendiconto periodico sullo stato della riscossione. Non devi controllare i numeri uno per uno. Devi poter dimostrare che hai chiesto di essere informato, e che non sei rimasto in silenzio per anni davanti a un problema noto.
Nessuna di queste azioni ti mette al riparo da un procedimento in senso assoluto. Ma è la differenza, nel linguaggio della Corte dei Conti, tra un amministratore inerte e uno che ha fatto quello che poteva fare con gli strumenti che aveva.
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